4 Novembre 2025Artistico, Musica

Un viaggio – Album

Ogni canzone è un luogo, un’emozione, un ricordo, una visione. Un viaggio, appunto.

Un viaggio che inizia dentro, ma attraversa paesaggi, relazioni, battiti, silenzi. Queste canzoni non raccontano storie in fila, ma sono frammenti di verità: personali, sincere, a volte leggere, a volte dolorose. C’è sempre qualcuno dietro ogni brano: una persona, un momento, un pensiero che ha lasciato un segno. E ora quel segno vibra in musica, parole, voce.

 

Collaborazioni

Un viaggio non si fa mai da soli. Questo album è anche il risultato di incontri, confronti, ascolti reciproci. Persone che hanno creduto nel progetto e ci hanno messo il cuore, oltre alla professionalità. Queste collaborazioni hanno fatto la differenza: hanno dato forma, suono, profondità a un’idea nata tra voce e pensiero.

Roberto Tura – Vocal Coach
Prima ancora che un maestro, Roberto è un caro amico. La sua sensibilità artistica, la sua esperienza e il suo ascolto autentico sono stati fondamentali nel mio percorso vocale. Mi ha guidato nella tecnica, ma soprattutto mi ha aiutato a scoprire una verità che mi ha segnato: la voce è un gesto. Quando ho letto questa sua frase, ho capito che era la persona giusta con cui approfondire la mia ricerca e così è stato.

Gabriele Vairos – Assistenza agli arrangiamenti
L’incontro con Gabriele è stato un regalo inatteso. Quando si inizia a produrre musica, trovare il partner giusto per costruire e arricchire gli arrangiamenti può sembrare impossibile. Gabriele, fonico e polistrumentista, ha accolto le mie idee, anche quelle ancora abbozzate, e le ha fatte crescere. Ha suonato batteria, basso, chitarre, portando ogni suono nella direzione giusta.
Il nostro è stato un dialogo creativo, basato sul rispetto e sulla condivisione e l’anima del progetto ne ha beneficiato.

Gabriele Cortese – Mix & Master
Con competenza e precisione, Gabriele ha curato le fasi di mix e master, accompagnando l’album verso la sua veste finale. Ha saputo affinare il suono con grande attenzione, portandolo al livello giusto per la pubblicazione. Un lavoro prezioso, fatto di equilibrio e ascolto.

 

Le tracce

Questa canzone nasce da uno sguardo familiare, quello di mia madre. Non racconta un episodio preciso, ma piuttosto un insieme di piccoli dettagli che restano impressi: un gesto, un tono, una dolcezza che non si dimentica. È un modo per custodire il legame, per tenerlo vicino anche quando il tempo passa.

Ci sono storie che fanno male, eppure contengono qualcosa di bello. In questo brano si sceglie di guardare proprio lì: negli occhi di chi ha fatto soffrire, ma ha anche saputo far vibrare qualcosa di vero. È un atto di lucidità e insieme di tenerezza, uno sguardo indietro che non giudica, ma prova a salvare ciò che ha avuto senso.

Dopo giorni di pioggia continua, è nata l’esigenza di trasformare quel momento in poesia. Questa canzone raccoglie suoni, battiti, immagini d’acqua che scivolano lente, portando con sé la bellezza silenziosa dei temporali. È uno sguardo sulla natura, ma anche un modo per rallentare e accorgersi di ciò che normalmente si attraversa di corsa.

Qui c’è mio padre visto da vicino, ma con occhi nuovi. Il tono è leggero, quasi giocoso, ma dentro ci sono complessità, ricordi, distanze. Si parla di una personalità imprevedibile, un po’ come la montagna che ama tanto. Alla fine, non resta l’attrito, ma una comprensione profonda che somiglia al perdono e, forse, anche a un abbraccio.

È una canzone che racconta una relazione, fatta di piccoli momenti, di vacanze, di condivisioni. Il mare è lo sfondo, ma diventa presto un simbolo: immenso, profondo, difficile da conoscere. E allora arriva il ribaltamento, una dichiarazione quasi sottovoce: forse conosco meglio te, che il mare stesso.

Una sera d’autunno, una luna sottilissima nel cielo limpido. Da quell’immagine nasce un gioco: e se la luna e il tempo fossero due personaggi? Il brano li immagina così, in una rincorsa tra parole, significati, immagini che si congelano e sfuggono. È un piccolo teatro sospeso, dove poesia e ritmo si inseguono fino a perdersi.

Il brano che dà il titolo all’album è anche quello che meglio racconta lo spirito con cui tutto è nato. È la storia di un bambino che sogna di partire, che si lancia su un’autostrada per evadere, immaginare, vivere altro. Dentro c’è il desiderio di fuggire, ma anche quello di essere accompagnati. “Portami via” non è solo una richiesta: è un bisogno profondo di libertà.

Qui si torna bambini, ma non per nostalgia. È una fuga immaginaria in un luogo nascosto, immerso nella natura, dove rifugiarsi dai mostri reali. Il giardino diventa simbolo di protezione, ma anche di resistenza: un posto dove custodire i sogni, lasciarli crescere, permettersi di continuare a sognare senza dover chiedere scusa.

C’è una paura che tutti conoscono, anche se si fatica a nominarla: perdere chi si ama. Questa canzone mette quella paura al centro, con un ritmo che sembra alleggerirla, ma in realtà la accompagna dolcemente. Non ci sono soluzioni, solo il desiderio struggente di fermare il tempo per non lasciar andare. Anche solo per un istante in più.

Un amore non detto, che vive nei margini, tra i giudizi e le insicurezze. Questo brano parla di una relazione considerata clandestina perchè omosessuale, racconta il desiderio che si nasconde, che vibra nel dormiveglia, che si accende quando il mondo abbassa la voce. È una canzone intima, fatta di dubbi e resistenze, ma anche di una voglia fortissima di esserci, di sentirsi, di restare.

Qui si affronta un tema scomodo con sincerità: una relazione a tre, il desiderio che si muove, la fragilità degli equilibri. Non è un giudizio, ma una riflessione sul confine tra curiosità e perdita, tra apertura e disorientamento. Cos’è il sesso? Cos’è la relazione? La canzone cammina su un filo sottile, dove ogni passo può avvicinare o allontanare, con il rischio di perdersi e perdere la purezza di essere esclusivi.

È un brano pieno di energia, che fa venire voglia di correre. L’immagine è forte: un cavallo, il vento, la polvere, e una corsa che non ha paura. Ma non è solo grinta: c’è anche il desiderio di armonia, di incontro, di forza che si fa equilibrio. È un inno alla libertà, al coraggio di partire e non fermarsi.

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