Quando il colore ascolta
Tutto è iniziato con un acquarello. Un incontro fortuito con un maestro pittore ha acceso la curiosità, offrendo la possibilità di giocare con i colori, sperimentare con la materia, lasciando che qualcosa emergesse. Da lì sono nati i primi laboratori: spazi liberi dove imparare non significava seguire regole, ma ascoltare ciò che poteva uscire, lasciando che fosse l’opera stessa a suggerire la direzione.
È stato sorprendente scoprire come, nel tempo, una tela lasciata da parte potesse parlare di nuovo. Bastava cambiare punto di vista, aspettare, restare in ascolto. Solo dopo tanta osservazione capisci davvero quando un’opera è finita. Da quel momento, il cammino è proseguito in autonomia. Pennello, spatola, mani, occhi chiusi: il gesto è diventato danza, ritmo, impulso. A volte figurativo, più spesso astratto, il segno si muove seguendo un’emozione o, talvolta, una vibrazione musicale.
La pittura, quindi, come atto spontaneo, come strumento, come risposta: non c’è uno stile preciso, né una direzione fissa. Ogni opera nasce da un’idea di colore, di materia, o da una sensazione ancora indefinita. Sabbia, carta, stracci, rami, glitter, spugne, oro, ogni elemento trova il suo posto sulla tela in modo naturale, guidato da ciò che si sente più che da ciò che si sa.
L’invito è semplice: osserva, ascolta, senti cosa arriva da quell’opera in questo preciso momento della tua vita, perché l’arte, quando è sincera, trova sempre un modo per parlarti.




































